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Prime Esperienze

Sotto la luce del desiderio


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
16.01.2026    |    342    |    0 6.0
"La sua figa, gocciolante, gli si pose sulla bocca; lui affondò la lingua senza cerimonie, mentre sentiva le sue labbra scendere di nuovo sul suo cazzo..."
Caterina domina la scena, provocandolo
con il suo corpo e guidando il loro incontro
appassionato, mentre lui cede al suo
desiderio tra baci, carezze e un finale
esplosivo.
La luce calda del tramonto filtrava dalle persiane socchiuse, disegnando strisce d’oro sul pavimento di legno e sul
corpo di Caterina. Era inginocchiata sul bordo del letto, le ginocchia divaricate, il sedere alto e tondo che
sporgeva verso di lui come un invito scritto nella carne. Indossava solo un perizoma di pizzo nero, strizzato tra le
natiche, e la maglietta bianca tirata su fino sotto il seno, lasciando scoperto l’ombelico e il profilo morbido dei
fianchi. Quando si voltò appena, il suo sguardo era una scintilla umida e trionfante. «Allora?» sussurrò, la voce
bassa e roca, «Sei ancora lì a fissare, o ti decidi a fottermi per bene?»
Le labbra di lei erano carnose, accennate da un lucida labbra trasparente che le faceva sembrare ancora più
invitanti. Sporse appena la lingua, passandola sul bordo superiore del bavero, e quel gesto semplice fece tremare
il sangue nelle vene di lui. Lui si mosse lentamente, come se il tempo si fesse più denso. Con un dito solo
accarezzò la curva esterna della coscia di lei, dalla piega del ginocchio fino all’attaccatura del gluteo, sentendo la
pelle d’oca formarsi sotto il tocco. Caterina rabbrividì e spostò il peso in avanti, facendo ondeggiare il bacino,
offrendosi. «Senti come sono già bagnata» disse, abbassando la mano a sfiorarsi il tessuto del perizoma. Il
cotone era scuro, impregnato. «Ti aspetto da mezz’oggio. Non farmi piangere di delusione.»
Lui si inginocchiò alle sue spalle, facendo scorrere il palmo sulle chiappe lisce, poi con pollice e indice strinse la
striscia di pizzo e la tirò di lato, lasciando la figa completamente esposta. Le grandi labbra erano gonfie, di un
rosa acceso, e già di loro iniziavano ad aprirsi come un fiore che implorava il nettare. Caterina emise un sospiro
rattristato. «Non startene lì a contemplare, mettimelo dentro.» Ma invece di obbedire subito, lui si chinò,
posando un bacio umido proprio sopra la vulva, appena sfiorando il clitoride con la punta della lingua. Lei strinse
le lenzuola tra le dita. «Dai, non prendermi in giro, ti scongiuro.»
Il respiro di lui si fece più caldo, più vicino. Spalancò la bocca e lambì la fessura da perineo a clitoride, lento,
avido, assaporandone il sapore salmastro. Caterina tremò, spingendo indietro il bacino per cercare maggior
contatto. Con un movimento deciso, lui sollevò una mano e affondò due dita all’interno di quella figa stretta,
sentendola chiudersi come un guanto caldo e viscido intorno alle dita. «Così sì» ansimò lei, «Ma più forte.» Lui
obbedì, tuffando un terzo dita, aprì e chiuse il pugio dentro di lei con ritme crescenti, mentre la lingua disegnava
cerchi sul clitoride rigonfio. La carne di Caterina era tenera, pulsava, e ogni colpo delle dita facece schioccare il
liquido che colava sulle sue nocche.

D’un tratto, lei si tirò via, si voltò e, con la forza di una furia, lo spinse di schiena sul materasso. «Adesso ti faccio
vedere come ci si prende cura di un uomo.» Gli strappò i pantaloni giù dalle ginocchia, liberando l’erezione tesa
che si scagliò verso l’alto, riva di vene turgide. Caterina la osservò con un sorriso di sfida, poi si china: la lingua le
uscì piena, larga, e partì dalla base del cazzo fino alla cappella, la leccò come fosse un gelato che si scioglie,
facendosi centro sotto il glande, proprio nel punto in cui il nervo scatena il brivido. Lui sospirò un imprecazione,
la testa affondata nel cuscino. Lei aprì la bocca e inghiottì il glande, succhiò forte, poi scese giù, lasciando che la
carna scorresse tra le labbra fino a toccare la gola. Il calore umido la fece tossire appena, ma non si ritrasse; anzi,
si prese tutto il bastone fino a farselo occludere la bocca, poi risalì con la lingua, mordicchiando delicatamente il
bordo del prepuzio.
«Cristo, Caterina…» ringhiò lui, afferrandole i capelli. Lei si lasciò guidare, ma solo per un secondo, perché subito
dopo distese le mani sui suoi fianchi, lo girò di lato e si distese sopra di lui in un 69 invertito. La sua figa,
gocciolante, gli si pose sulla bocca; lui affondò la lingua senza cerimonie, mentre sentiva le sue labbra scendere
di nuovo sul suo cazzo. Il ritmo si feè sincronizzato: ogni sua vibrazione nella carne di lei era accompagnata da un
aspirare profondo sul suo asta, finché il piacere diventò un unico fiume caldo che saliva e scendeva tra i loro
corpi. Lui le cavalcava la fessura con la lingua, affondando poi il naso sul clitoride, sentendolo pulsare. Caterina
cominciò a mugolare, il suono vagamente offuscato dal cazzo che riempiva la sua bocca. «Sto per venire»
ansimò, strappando via la bocca un istante, «Ma voglio il tuo cazzo dentro quando esplodo.»
Non fece in tempo a finire la frase che lui la spinse di lato, si rialzò, fece roteare il suo corpo come fosse un
manichino. Caterina finì a cavalcioni, le ginocchia affondate nel materasso, le mani sulle sue spalle. Con una mano
sola, lui guidò la cappella tra le sue grandi labbra, facendo un primo incedere lento, ma subito lei si abbandonò in
avanti, inghiottendolo tutto in un colpo solo. Un grido acuto le uscì dalle labbra, misto a risata e a pianto. «Sì,
esattamente così» sussultò, «Dilata la mia figa, dài!» Lui afferrò il suo culo, le dita che affondavano nella carne
soda, e iniziò a sculacciare il ritmo, sollevandola e facendola cadere sul suo cazzo. Ogni colpo risuonava come
uno schiaffo bagnato, l’umidità di lei che schizzava sulle sue cosce. Le pareti interne strinsero, si rilassarono, poi
strinsero di nuovo, cercando di catturare in una morsa ogni centimetro di lui.
Caterina però non voleva un piacere lasciato al caso. Alzò una mano, afferrò una delle sue, gliela portò alla sua
bocca, la bagnò con la saliva, poi la ripose sul clitoride. «Massaggiami, mentre mi scopi» ordinò, il respiro
spezzato. Lui premette il dito umido sul monticello turgido, facendo piccoli cerchi. Lei rispose muovendo il
bacino in figure d’otto, carezzando il suo cazzo da angoli diversi. Così facendo, il ventre di Caterina cominciò a
tremare, i muscoli interni contrarsi in scatti sempre più rapidi. «Proprio lì, non smettere» implorò, stringendogli
le spalle. Un gemito lungo le salì dallo stomaco, strappò l’aria, e d’un tratto il suo corpo si irrigidì. La figa la
strattonò intorno al suo cazzo in spasmo convulso, e un fiotto caldo spruzzò fuori, bagnando il pube di lui, la
coperta, le sue stesse cosce. Caterina urlò, un suono rotto, mentre un secondo getto più debole seguì il primo.
Lui sentì la pelle bruciare sotto l’effetto bollente del suo squirting, e la vista di quella figa che esplodeva lo colpì
al centro del cervello.
Non riuscì più a trattenersi. Afferrò il suo bacino, sollevandola per un ultimo affondo, poi la rovesciò di lato, si
riversò sopra di lei in missionaria, il cazzo che colava della sua stessa umidità. Incastrò il mento nel suo collo,
mordicchiò il lobo dell’orecchio e, con tre, quari colpi profondi, lasciò andare il proprio orgasmo. Il primo getto
uscì denso e caldo, riempì la figa di lei fino a traboccare; il secondo schizzò contro le pareti già convulse,
venendone quasi respinto. Caterina lo strinse con le gambe, ricevendo ogni goccia, mugolando «Dentro, tutto
dentro,» contro la sua nuca. Quando il fiume rallentò, restarono così, intrecciati, il petto che si gonfiava in cerca
d’aria, i battiti cardiache che si cercavano e si perdevano l’uno nell’altro.
Fuori, la sera era calata del tutto; soltanto il riflesso tremolante di una lampada pubblica disegnava sul muro
l’ombra dei loro corpi ancora uniti. Caterina, con un ultimo sussulto, si liberò quel cazzo in via di
ammorbidimento, e sentì il proprio succchio misto al suo sperma colare lenta sulle chiappe. Sorrise, sfinita, poi lo
tirò verso il basso per un bacio lento, sporco di saliva e respiro corto. «Lo sapevo che sapevi scopare» mormorò,
«Ma la prossima volta, voglio che mi squirti addosso il tuo cappello. Hai capito?» Lui annuì, ancora incapace di
parlare. Lei rise piano, quel suo risino da puttana soddisfatta, e si voltò, offrendogli di nuovo il culo tondo,
imperlato di sperma. «Allora riposati, amore. Perché stanotte non abbiamo ancora finito.»
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